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STRUMA GOZZO SEMPLICE

STRUMA UNINODULARE – GOZZO NODULARE. L’aumento di volume della tiroide può essere asimmetrico, con ipertrofia ed iperplasia circoscritte ad uno o più noduli (gozzo uninodulare – semplice o multinodulare con aspetto bozzoluto). La maggior parte di queste protuberanze ha un’origine benigna e come tale non provoca il cancro; il gozzo multinodulare non tossico può divenire iperfunzionante (gozzo tossico plurinodulare) spontaneamente o se trattato con alte dosi di ioduri.

Se diagnosticata struma uninodulare – semplice usare    Hyper K-Strumin M ©

 

Per gozzo semplice (o struma) si intende l’aumento di volume della tiroide causato da un’alterazione della funzionalità della ghiandola, ma con normali valori ematici di ormoni tiroidei.
Il gozzo si manifesta inizialmente come una tumefazione asintomatica alla base del collo. A causa del progressivo aumento di volume, possono comparire sintomi da compressione: senso di massa al collo, difficoltà respiratorie, tosse, problemi di deglutizione, modificazioni
del tono della voce. È rara la comparsa di dolore, generalmente legato a fenomeni emorragici.
Qualora nel contesto del gozzo siano presenti noduli che producono un eccesso di ormoni tiroidei (gozzo uni-multinodulare tossico), compaiono sintomi da iperfunzione tiroidea: tremore, insonnia, dimagramento, tachicardia e altre alterazioni del ritmo cardiaco fino alla fibrillazione atriale (= tachiaritmia cardiaca). In alcuni casi il gozzo può aumentare di volume, tendendo a svilupparsi dietro lo sterno (gozzo retrosternale), con disturbi compressivi che complicano il trattamento chirurgico.

Da un punto di vista semeiologico si parla di nodulo tiroideo quando la normale morfologia della ghiandola appare alterata per la presenza di tumefazioni che ne modificano la superficie ed i margini. I noduli della tiroide rappresentano la patologia endocrina più frequente, con una prevalenza dell’ordine del 4%-5% in paesi a sufficiente apporto iodico come gli Stati Uniti, fino ad oltre il 50% in paesi a basso apporto iodico come per esempio l’Italia.
Il primo quesito che si pone di fronte a “un nodulo della tiroide” da un punto di vista clinico è se si tratti di un nodulo benigno o maligno.
La prevalenza del carcinoma della tiroide nei noduli anche non clinicamente evidenti è stimata intorno al 0,3%; essa aumenta al 5-20% in noduli trattati chirurgicamente ed è circa il 3-5% in casistiche autoptiche di pazienti senza evidenza di patologia tiroidea. La discrepanza tra i risultati degli studi autoptici e di quelli clinici, può dipendere in parte dal fatto che il carcinoma della tiroide ha lenta evoluzione e scarsa aggressività e rimane per decenni clinicamente silente.

Strategie diagnostiche

Nella nostra casistica i noduli solidi rappresentano circa l’80% dei noduli freddi mentre circa il 20% è rappresentato da noduli cistici o misti. L’agoaspirazione del nodulo e l’esame citologico del materiale ottenuto è il presidio diagnostico fondamentale per distinguere i noduli benigni da quelli maligni.

Storia clinica ed esame obiettivo

La storia clinica e l’esame obiettivo sono di fondamentale importanza nella valutazione della patologia nodulare. Elementi importanti sono: il sesso, l’età, l’anamnesi familiare, la regione di provenienza, alcune pratiche terapeutiche eseguite. Poiché la nodularità tiroidea aumenta con l’età e il gozzo nodulare è più frequente nel sesso femminile con un rapporto di 7 a 1, mentre il carcinoma della tiroide è solo di poco più frequente nella donna (4/1), ne consegue che un nodulo ha molte più probabilità di essere carcinomatoso nel maschio ed in età giovanile. Non sembra che la carenza iodica rappresenti un fattore di rischio per il carcinoma della tiroide; sembra invece che l’apporto iodico condizioni il tipo istologico del carcinoma tiroideo. Infatti nelle aree di endemia la frequenza del carcinoma follicolare è maggiore, mentre il carcinoma papillare prevale nelle aree con elevato apporto iodico (Giappone). Un rischio geneticamente determinato è riconosciuto per il carcinoma midollare. Sporadiche sono invece le segnalazioni di carcinoma papillare familiare.

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